mercoledì 28 settembre 2016

Voglio la neve e se calda anche meglio

L'autunno mi piace. Anche la primavera. Mi sa che sono le stagioni che preferisco. Sanno di promesse, no?

L'aria calda, le giornate che si allungano e i bei tramonti ti dicono che sta arrivando l'estate, che immancabilmente passerai lamentandoti per il caldo molesto e le zoccole che ti succhiano il sangue.
Mentre il sole che cala sempre prima, le foglie colorate e il frescolin' sono lì a dirti che Daje arriva l'inverno e ci si butta dal monte con lo snow!
E poi pure qui: e fa troppo freddo, e che palle sto buio alle quattro di pomeriggio, e perché non nevica, e perché se nevica la neve dev'essere così fredda, non sarebbe meglio se fosse, che ne so... almeno tiepidina?!

Un lamento continuo. Ma che ve lo dico a fare. Lo sosteneva pure la nota filosofa R. P. Campari, no? L'attesa del piacere è essa stessa piacere. Che a sentirla così suona tanto di cazzata ma poi...

lunedì 26 settembre 2016

Un'idea

Pensavo che certe idee, una volta attecchite, sono davvero difficili da sradicare. I processi con cui queste vivono e crescono, consci o meno, possono diventare un gran bel problema se ci si convince di qualcosa di sbagliato, di una verità che non è vera.

Immagine creata da Esseti
Problema per chi, poi, non saprei nemmeno dirlo. Perché siamo un po' tutti soggetti a giudizio nel momento in cui mostriamo le nostre idee agli altri.
La verità che convince uno allora, diventa per noi giusta o sbagliata a seconda di quanto essa sia d'accordo con la nostra, di verità. E ciò che noi riteniamo vero spesso è frutto nient'altro che di compromessi, dati dal bisogno di venire a patti con la realtà che ci sta attorno. Ma di questo, in qualche modo, ne avevo già parlato qui un po' di tempo fa.

Oggi volevo soltanto mettere nero su bianco alcuni pensieri che mi frullano nel cervello in questi giorni. Ragionamenti che mi portano a tirare in ballo anche Inception, il film di Christopher Nolan che col suo finale "aperto" fa discutere di sé tutt'ora.
Se ricordate, nella vicenda il protagonista Cobb e sua moglie Mal sperimentano vari livelli di profondità del subconscio, costruendo di volta in volta nuove realtà in cui muoversi. E proprio esplorando così a fondo loro stessi accade un imprevisto: lei si sente perduta e non trova più come orientarsi verso la superficie; lui quindi decide di aiutarla innestandole l'idea che quello in cui si trova è un sogno, e che quindi bisogna svegliarsi.

venerdì 16 settembre 2016

Non essere mai abbastanza

Ma voi ve li ricordate i tempi della scuola? Quando si era ragazzini e tutte le insicurezze del mondo si cercava di tenerle ben nascoste, perché se gli altri le scoprivano erano piselli amari?

Personalmente non ho mai avuto grosse rotture di scatole coi compagni, ma a volte capitava che per una ragione o per l'altra fossi preso di mira con qualche scherzo e deriso. Il motivo non era neanche troppo importante. Quando si è piccoli la stronzaggine non viene frenata dal buonsenso dato poi dalla maturità. Semplicemente si vuol far parte della cerchia dei più forti cercando di non rimanere esclusi e finire tra gli strani. Succedeva però di fare un passo falso, svelando quel particolare punto debole per cui poi si è presi di mira. Istanti piccoli ma terribili che credo tutti noi in qualche misura abbiamo sopportato.

Le sensazioni di impotenza e vergogna provate da Carrie, sotto le docce della scuola dopo l'ora di ginnastica, tempestata da una pioggia di assorbenti e dalle grida isteriche delle compagne disgustate, sono state le stesse che più o meno percepivo da piccolo quando subivo un torto gratuito. Tutti gli scherzi cattivi, gli sgambetti, i piccoli sabotaggi, le risate alle spalle, gli insulti, sono però per lei la consuetudine, e non può farci assolutamente nulla. 
E' questo che, al di là della trama, mi ha veramente affascinato del primo romanzo di Stephen King, il primo di suo che io abbia mai letto (sì sì lo so lo so...) e il primo dei tanti che l'autore ha pubblicato: la pesante cappa di inadeguatezza, o il non essere mai abbastanza, di fronte agli sguardi di chi ti ha messo i piedi in testa.

martedì 6 settembre 2016

#MyTesyTelling | L'influenza virale dell'informazione

"Un uomo con una convinzione è un uomo difficile da cambiare. Digli che non sei d'accordo con lui e se ne andrà. Mostragli fatti e numeri e metterà in discussione le tue fonti. Fai appello alla logica e non saprà adeguarsi al tuo punto di vista." [Leon Festinger]

Il mese di settembre si sta rivelando un osso duro. Diciamo pure che è il momento della verità. 
Da una parte c'è la tesi sul rapporto tra Giornalismo e Storytelling che ha finalmente uno scheletro su cui sta iniziando una prima (per niente facile) stesura. Partire però è più difficile di quanto pensassi. Dall'altra invece c'è quella che dovrebbe essere la mia ultima sessione d'esami. E dico così perché ci sono due appelli mancanti e un paio di test di lingua (il primo, quello di spagnolo, è andato evvvvvai!!!) che se per caso fallissi mi porterebbero simpaticamente a diventare dottore del buso del cul l'anno prossimo e non più a novembre. Tensione? Potete scommetterci! Ma restiamo positivi, suvvia!

Ad ogni modo, oggi torno con #MyTesyTelling per parlarvi di bufale, web, debunking e viralità, argomenti tutti racchiusi in un ottimo libro intitolato Bugie, bugie virali e giornalismo del giornalista Craig Silverman
La citazione con cui si apre il post è dello psicologo e sociologo Leon Festinger, e in effetti è molto indicativa rispetto a una parte della tesi che non può assolutamente mancare, e che tende a puntare il dito sul dilagante fenomeno della bufala, vera e propria piaga dell'informazione di qualità via web.

giovedì 1 settembre 2016

La pazza gioia

Beatrice è una gran signora e passeggia per Villa Biondi riparandosi dal sole con un ombrellino. Lì attorno c'è un gran daffare e lei, spigliata ed energica, dispensa preziosi consigli coordinando il lavoro di tutti. Sospinta da una certa aria di superiorità morale e sociale, nonostante soggiorni in una comunità terapeutica, è convinta di esserci per errore, per uno stupido complotto giudiziario. E costretta in quel luogo abitato da matti si adopera comunque per dare una mano (più che altro a chiacchiere) tirandosi virtualmente fuori da un contesto che ritiene non possa e non debba appartenerle.
Donatella d'altro canto, è una ragazza taciturna e smunta, e non appena giunge nella comunità entra immediatamente nelle grazie di Beatrice. Nasconde un dolore immenso che però condivide con molta naturalezza alla compagna, tanto schietta e genuina questa, da riuscire diventarle amica e complice.
Nasce allora un'intesa che le porterà a prendersi un giorno libero da tutto e da tutti, in una fuga rocambolesca alla ricerca di un po' di gioia che magari faccia ordine alle loro vite in totale confusione.

L'ultimo film di Paolo Virzì, che già avevo molto apprezzato con l'ottimo Il capitale umano (ne ho parlato qui), regala un piccolo scorcio sul tema ambiguo e delicato della pazzia, quella di due donne considerate a tutti gli effetti matte e che si scontrano con un mondo che non riesce ad esserle amico. 
Quello che più mi ha colpito, oltre all'incredibile bravura nello sceneggiare un argomento tanto difficile, sono state in particolare l'alchimia delle due protagoniste e ovviamente la grande prova attoriale di Valeria Bruni Tedeschi, una Beatrice tanto complicata e instabile quanto spiritosa e imprevedibile. Personaggio che grazie alla leggerezza con cui affronta gli eventi riesce persino a dare nuova linfa vitale all'amica, tramutandola in un'ancora di salvezza contro la disillusione che la vita le riserva.

martedì 30 agosto 2016

Once Upon a Time e il gioco della narrazione

C'ero una volta io, che volevo liberamente costringere la morosa a guardare Game of Thrones, e c'era una volta lei, che mi proponeva in cambio di vedere Once Upon a Time, che a suo dire mi sarebbe sicuramente piaciuta anche se è una roba ambientata nelle fiabe e c'è la storia d'ammmore tra Biancaneve e il Principe Azzurro. C'era una volta allora lo scambio avvenuto, con ognuno dei due eroi a consumare la serie dell'altro e... beh, c'era una volta CervelloBacato che ve ne parlava qui sul blog!

Se questa serie non mi fosse piaciuta non sarei certo qui a parlarvene, anche perché altrettanto sicuramente mi sarei bloccato dopo qualche puntata.
Negli ultimi tempi, dovete sapere, sono un po' allergico alle storie a episodi, specie se vanno oltre le dieci puntate, e per questo motivo le uniche cose viste da qui a un paio d'anni sono state Game of Thrones e la sorprendente Stranger Things, di cui volevo pure scrivere qualcosa ma perdonatemi... me ne sono scordato. Gli appuntamenti con C'era una volta però hanno fatto meritatamente eccezione, trascinandomi sempre più in fretta verso la conclusione della prima stagione senza farmi sentire il peso di ben ventidue puntate. Capite bene quindi che dovevo proprio scriverci su qualcosa.

lunedì 22 agosto 2016

#MyTesyTelling | Facciamo il punto. "Facciamo" chi?

Da quando ho trovato argomento della tesi e relatore sono passati alcuni mesi. Ci sono stati, e non ve li cito in ordine perché ho una memoria notoriamente pessima: caldo, studio, sudore, giri a Verona, esami, treni, treni in sciopero, treni senza biglietto e anche, fortunatamente, vacanze! E oggi sono qui con voi in questo quinto episodio di #MyTesyTelling a parlare un po' in generale di come sta andando tutta la baracca.

Iniziamo facendo il punto della situazione. Ecco sì. A che punto sono? A quello che ho appena finito di studiare tutta la bibliografia scovata (che anche grazie a voi è parecchia e una parte la potete vedere in foto) e ora sto cercando di riordinarla creando uno schema logico del discorso che andrò a fare. Un bel casino!
La consegna della tesi bella e finita dovrebbe essere per i primi di novembre, quindi, considerando che a scrivere una quarantina di pagine non ci dovrei mettere chissà quanto, forse posso tirare un certo sospiro di sollievo. Anzi no. Forse posso non agitarmi, ma di sicuro niente sospiri da giovincelli innamorati. Adesso s'ha da lavorare! E qui arrivano i casini...

mercoledì 17 agosto 2016

Suicide Squad non è un suicidio

Alla fine, con Suicide Squad, siamo di fronte a uno dei molti casi in cui il trailer è superiore al film stesso. E non tanto perché il risultato sia deludente, ma forse più perché gli spot promettevano molta carne al fuoco e ben cotta, e una volta arrivati a mangiare ci si è trovati con: qualcosa di molto buono, alcune parti totalmente insipide o bruciate, e un luogo scelto per cenare che in foto sembrava meglio.
Abbandonando però questo paragone culinario anche piuttosto mal riuscito, vi racconto un po' che ne penso del nuovo film DC Comics.
La prima impressione è quella di essere di fronte a un fumetto ma su pellicola, e la si ha per la scelta di presentare i personaggi in un certo modo, per le il ritmo sempre incalzante aiutato benissimo dalle musiche, e per il tono scanzonato di buona parte del film, che rimane spesso sopra le righe salvo poi afflosciarsi nei momenti in cui non sarebbe davvero auspicabile. Proprio per il carattere fumettoso, l'introduzione ai vari protagonisti tramite i flashback e le scaramucce improbabili della prigione funzionano, anche se non a tutti sono concessi lo stesso spazio e la stessa importanza.

domenica 14 agosto 2016

Rio e la favola del Gigante di Tandil

Quella del Gigante di Tandil (o anche Torre di Tandil) è una storia in corso d'opera che merita già ora di essere raccontata. Sto parlando, per i profani, di un certo Juan Martìn del Potro, tennista che ieri sera era impegnato nell'impresa di regalare alla sua Argentina l'oro olimpico. 
La sua è una storia fatta di talento, risultati e sacrifici enormi, e pare inserita in un dramma che per forza di cose non può che appassionare. L'happy ending, uno dei tanti (si spera), è già una certezza e pare promettere un nuovo inizio ai vertici del ranking mondiale.

Nel tennis di questi anni, dovete sapere, c'è un quartetto di prodigi che ha dominato e sta dominando quasi incontrastato. Loro vengono chiamati i Fab Four per risultati, bravura e l'incredibile immaginario che si lasceranno alle spalle una volta appesa la racchetta la chiodo, e sono: Federer, Nadal, Djokovic e Murray. Nomi simbolo di una supremazia che è sempre parsa indiscutibile, almeno fino all'arrivo del potente Del Potro, quinto membro per diritto e surclassato troppo spesso da nient'altro che un'immancabile... iella!

martedì 9 agosto 2016

Il ritorno dal Salentu e la mia carriera da Jekobusters

E quanto si stava bene nellu Salentu che ve lo dico a fare? Lu sule lu mare lu ientu, spiagge mozza fiato, casetta affittata con airbnb a un prezzo ridicolo, gelato con la panna, brioches col gelato, burrata, granita al caffè con la panna, le pittule con la nutella ahhhh! E poi il ritorno alla quotidianità, dopo un viaggio di ben 2505km e un'estate che non è ancora finita ma che per me, purtroppo, s'è incasinata di impegni. Ma di questo, ve ne parlerò di sicuro più avanti. Anche se a voi, poi, che ve ne potrà mai fregare non lo so proprio, ma comunque... due parole per riambientarci qui!

Sì lo so. Non molto furbo riprendere a bloggare proprio con l'avvicinarsi di Ferragosto, che tutti sono in ferie, ma tant'è. Dovrò pur passare il tempo libero in qualche modo, no?

Per consolarci in questa triste, grigia e semi deserta città di Vicenza, io e la mia bella ci siamo fiondati al cinema a vedere Ghostbusters, quello nuovo con le femmine, che non è che sia brutto perché ci sono le femmine, ci mancherebbe altro, ma è brutto proprio perché è brutto di suo. Battutine, troppe, che sono molto molto sciocche, e una trama che non porta a nulla di originale. Tutto per "regalarci" un film stupidino con gli effetti speziali che ci piacciono tanto e che si lascia guardare un po' a cervello spento, perfetto per non pensare al mare, le spiagge mozza fiato, la casetta, il gelato con... ok, finiamola. 

lunedì 25 luglio 2016

OpenMinded | La creatività dietro ai miei romanzi (di Simona Fruzzetti)

Buongiorno cervelli e bentornati a #OpenMinded, la rubrica dedicata ai guest post che raccoglie esperienze, passioni, lavori e stili di vita ritenuti dai più un po' sopra le righe.
Tutti i romanzi di Simo li potete
trovare cliccando QUI
Oggi è ospite su CervelloBacato l'autrice di romanzi Simona Fruzzetti del blog A casa di Simo, che ha gentilmente accettato il mio invito a raccontarci della sua avventura con la scrittura e di come si approcci alla propria creatività. Pronti a scoprire che ha in serbo per voi? Tre, due uno... Aprite le vostre Menti!

Quando Davide mi ha chiesto quale fosse il mio approccio alla creatività per quanto riguarda la scrittura, non ho avuto dubbi sulla risposta: la mia creatività è il caos. Un caos organizzato, ovvio. Avete presente quelle scrivanie incasinate che fanno esclamare “Ma come fai a lavorare così?” Bene, il mio cervello è esattamente come quella scrivania: piena di appunti, frasi, citazioni, scene, nomi, luoghi e tutto quello che può servire per buttare giù una storia. Il problema non è avere questo casino in testa, il problema è cercare di trasferirlo su carta, dargli corpo, dargli spessore.

Vivo tutto questo perché principalmente sono una persona poco metodica e molto istintiva, in poche parole scrivo di pancia. Ci sono giorni in cui, bensì abbia la giornata libera, non sono capace di buttare giù nemmeno un punto e virgola; altri invece, piena di ispirazione, non riesco a staccarmi dal computer e dai miei personaggi. Mi basta poco: una frase, un profumo, una parola, per far scattare la molla e inchiodarmi alla sedia con le dita che corrono sulla tastiera.
Capite bene che un metodo come il mio (cioè scrivere senza metodo) è una fatica immane soprattutto se si hanno delle scadenze. Ciononostante sono sempre riuscita a consegnare per tempo i miei lavori, perché se è vero che vivo di ispirazione, è anche vero che basta poco per riprendere in mano i fili del discorso e buttarmi a capofitto nella storia.

mercoledì 20 luglio 2016

Isis, un brand per il tuo terrore

Faccio parte di quella generazione la cui infanzia è stata in qualche modo segnata dall'attentato alle Torri Gemelle. Guardavo i cartoni alla tv e tutto d'un tratto ogni canale mostrava soltanto questo grattacielo fumante appena colpito da un aereo. Poco dopo, ecco il secondo. Distruzione, fiamme, colonne di fumo nero, morte. E impresso nella mia mente di bambino il nome del cattivo che aveva fatto tutto questo: Osama Bin Laden, un volto che in realtà avevo pure confuso con quello di chissà che altro criminale, ma che nonostante questo infestava i miei pensieri nel momento di andare a letto, conscio che quello era l'uomo più cattivo del mondo e che era lì fuori da qualche parte. E mi voleva male!

Sono passati anni dall'11 settembre, sono cresciuto, e ho capito che il mondo non è poi così chiaro come può apparire agli occhi di un bambino. Non ci sono buoni e cattivi. Non è tutto bianco e nero. E le cose non succedono per caso o per la semplice esistenza di persone malvagie perché sì. Eppure all'ennesimo attentato, parola che rimanda sempre e comunque a quel primo nemico, non posso che osservare con quanta facilità alcune persone giudichino gli eventi semplificandoli all'estremo. A volte perché in preda al panico. Molto più spesso, perché condizionate dal brand del terrore più di tendenza degli ultimi tempi: ISIS.

lunedì 18 luglio 2016

#MyTesyTelling | Che cos'è lo Storytelling?

I repubblicani dicono: "Vi proteggeremo dai terroristi di Teheran e dagli omosessuali di Hollywood". Noi diciamo: "Siamo per l'aria pura, scuole migliori, più assistenza sanitaria". Loro raccontano una storia, noi recitiamo una litania". 
[James Carville]

A #MyTesyTelling vi parlo finalmente del saggio con cui ho iniziato la mia ricerca per la tesi di laurea. Come dicevo, l'argomento centrale verterà su il rapporto tra storytelling e giornalismo, e per forza di cose il primo passo per capire che cosa scrivere non poteva che essere verso questo benedetto storytelling.

La scorsa volta raccontavo di come grazie al vostro aiuto avessi scovato il saggio di Christian Salmon intitolato Storytelling, la fabbrica delle storie, motivo per cui oggi vi mostro quel che ho scoperto, facendo un po' di chiarezza su questa misteriosa parola con cui sempre più spesso sedicenti guru, esperti di marketing, comunicazione e laqualunque si riempono la bocca.

Iniziamo quindi con una definizione molto molto semplice. Lo Storytelling è l'arte di raccontare storie, né più né meno, e non è qualcosa di inventato solo di recente, un oggetto innovativo calato improvvisamente dal cielo, ma un bisogno innato dell'uomo, addirittura già presente quando abitavamo nelle caverne e riscontrabile per esempio nelle pitture rupestri. Ma il perché qualcosa di tanto antico oggi si mostri con un appeal rinnovato è presto detto: il racconto è uno strumento preziosissimo perché appassiona e cattura, e qualcuno se n'è accorto e lo ha utilizzato per coinvolgere, persuadere, vendere e confondere.

venerdì 8 luglio 2016

Nomi di blog e crisi d'intentità

Periodicamente succede che leggo il titolo del mio blog e che mi fa schifo e mi chiedo ma perché, perché ho scelto proprio questo come nome, che poi più che un nome è paragonabile per importanza alla copertina di una rivista o alla prima pagina di un libro o alla custodia di un dvd o alla vetrina di un negozio, insomma è quel che dovrebbe catturare l'attenzione di chi passa e casomai, se tutto va bene, ma poi sappiamo già che le cose qui sull'internet vanno spesso l'esatto contrario di quanto si premedita, fargli venire la voglia di tornarci altre volte ancora e ancora e ancora sospinto dal melodioso, frizzantino, originale, orecchiabile ed efficace gioco di parole che è CervelloBacato...

Ditemi che capita anche a voi. Vi prego. Ditemi che non sono il solo a trovarsi in crisi d'identità!
A me piace questo posto. Ci ho dedicato tempo e passione, ho sempre cercato una certo tipo di qualità nei contenuti e ci ho lavorato varie volte per donargli un aspetto più incline ai miei cambiamenti. Però puntualmente torna la questione del nome. CervelloBacato. Volete sapere perché l'ho scelto? Credo di non averlo mai detto in effetti. Ebbene...

martedì 5 luglio 2016

Dare le perle ai porci

Ogni anno almeno un giovanotto del quale curiamo gli interessi viene in ufficio e vuole dar via il suo denaro. [...] E' confuso, piagnucoloso, indignato! Esige di sapere , cupamente, quanto vale. Noi glielo diciamo. Lui arrossisce dalla vergogna, anche se la sua fortuna si basa su una cosa onesta e utile [...]
La storia ci dice questo, signor Buntiline, mio caro giovanotto, se non ci dice altro: regalare una fortuna è una cosa futile e distruttiva. Trasforma i poveri in piagnoni, senza arricchirli o metter loro l'animo in pace. E il donatore e i suoi discendenti entrano a far parte della schiera di quei poveri piagnoni.

Potete trovare Perle ai porci cliccando proprio QUI ;)
Ormai mi è chiaro: io voglio molto bene a Kurt Vonnegut, e oggi vorrei spendere due parole per un romanzo che ho trovato veramente eccezionale.
Parlo di Perle ai porci, chiamato anche Dio la benedica, Mr. Rosewater, che narra le vicende di un ubriacone milionario, Eliot, che è anche un ex capitano di fanteria e vecchia conoscenza del viaggiatore nel tempo Billy Pilgrim. Sì, proprio il protagonista del Mattatoio n.5 di cui vi ho raccontato Qui.

Anche in questo caso, quel che mi ha colpito è stato lo svolgersi della narrazione, che non è del tutto lineare ma preferisce saltellare qua e là da un personaggio all'altro rimandando spesso e volentieri ad episodi passati. E assieme a questo, si inserisce ovviamente l'enorme varietà di temi che Vonnegut riesce a trattare, mantenendo sempre un tono leggero e fuori dalle righe capace però d'arrivarti dritto alla pancia, facendoti provare cose in cui non puoi non rispecchiarti.